IL MUSEO DEL RASOIO

Sembrerà insolito, e in effetti lo è. Anzi, forse è unico al mondo: un museo interamente dedicato alla rasatura.
A Milano, in via Montenapoleone 18, è stata aperta al pupplico la collezione "G. Lorenzi" che espone oltre duemila rasoi e documenta l'evoluzione della pogonotomia, l'arte della rasatura (dal greco "pogon", barba, e "tomè" da "temno", tagliare).
Potrà sorprendere, ma esiste, una vera e propria storia dell'arte della rasatura, non solo legata all'evoluzione tecnologica degli  strumenti, ma completa di trattati teorici. Come La Pogonotomie, ou l'art d'apprender à se raser soi-même scritto nel 1770 dal coltellaio francese Jean-Jaques Perret (1730-1784) che ideò il rasoio, a pialla, il primo con un sistema di protezione della lama, adatto a chi non aveva dimestichezza con la rasatura. Lo strumento inventato da Perret anticipò di circa un secolo i primi rasoi che vennero poi denominati "di sicurezza". Va ricordato, infatti, che una volta erano pochi gli uomini che si radevano da soli, l'abitudine era quella di recarsi dal barbiere alla domenica mattina o, per i più facoltosi, di ricevere il barbiere in casa, e solo la creazione la creazione dei rasoi di sicurezza rese l'operazione accessibile a chiunque.
L'evoluzione dell'arte della rasatura, d'altra parte può essere letta come parte della storia della civiltà, considerando il posto che la barba ha occupato nell'evoluzione del costume.

 

Di moda o meno, nel corso del tempo, la barba ha comunque assunto significati sociali, assurgendo a simbolo di virilità e saggezza, mentre la rasatura è spesso associata a valori religiosi.
La collezione "G. Lorenzi" è quindi, una raccolta sistematica degli strumenti, provenienti da vari Paesi, utilizzati per radersi nel corso dei secoli. Fu cominciata negli anni Trenta da Giovanni Lorenzi, che dal Trentinosi trsferì a Milano, dove, nel 1929, fondò l'omonima bottega di coltelleria. Il mondo della coltelleria è "parente stretto" di quello dei rasoi e la passione per quest'ultimi, ereditata dal padre, ha permesso ai figli Franco e Aldo e poi al nipote Mauro di continuare la traduzione di famiglia e arricchire la raccolta.
L'itinerario espositivo segue un criterio storico. Si incomincia con alcuni reperti archeologici (le selci preistoriche, un rasoio in bronzo dell'era villafranchiana e alcuni utensili d'epoca etrusca e romana) e si conclude con gli ultimi ritrovati della tecnica.
Agli oggetti più antichi segue un'introduzione ai rasoi "a mano libera", quelli con la lama "a coltello", la cui impugnatura si ripiega sulla sottile lama di ferro.
Il nucleo centrale della collezione è dedicata agli strumenti in uso

 

negli ultimi due secoli, protagonista il rasoio di sicurezza, con lama a cuneo e non, la cui innovazione, rispetto al rasoio a mano libera, consiste nell'avere una protezione per la lama. In alcune vetrine si vedono i primi Safety razors, gli Star, brevettati nel 1880 dai fratelli Kampfe negli Stati Uniti. La produzione di questi rasoi con lama a cuneo duro fino agli anni Trenta. La realizzazione di lame piatte e flessibili provoca una vera rivoluzione nel settore: inizia, infatti, così, l'era moderna nella storia nella storia della rasatura.

Il rasoio diventa bene di largo consumo, oggetto economico, le cui lama vanno sostituite  di frequente. La collezione documenta anche la varietà dei sistemi produttivi e l'incremento delle case produttrici e dei marchi.
Tra i pezzi più interessanti esposti nell'elegante sala della collezione "G. Lorenzi" ci sono alcuni bilama degli inizi del Novecento, i piccoli pieghevoli da viaggio, i rasoi italiani Croce di Malta (con lama quadrata, del 1905) e Multiplex (a cinque lame sovrapposte, del 1930), modello utilizzato da Gabriele D'annunzio, Guglielmo Marconi, Trilussa e Ottorino Respighi. In mezzo a tanti rasoi per uomini, ci sono anche depilatori da donna Shermack, del 1935, a lama tonda. Tra le rarità l'americano

 

Collins, del 1914, specie di "affettatrice" per barba; l'inglese Compax, con impugnatura telescopica inserito in una scatola affilalame, e il tedesco Tura, del 1927, con lame contrapposte. Accanto ai rasoi a lame, sono in mostra anche i primi rasoi elettrici, come gli Shick americani degli anni Trenta.
Lo spazio dedicato alle innovazioni tecnologiche degli ultimi anni comprende un rasoio ultrapiatto simile a una carta di credito, un bilama per disabili con cartuccia fissata a un bracciale di gomma, un rasoio con lampadina inserita nell'impugnatura.
Oltre ai rasoi, sono stati raccolti gli oggetti e i corredi inerenti la rasatura: pennelli da barba, confezioni di lamette, affilalame, contenitori per lame usate, bacili da barbiere. Sono affascinati anche le confezioni, come le le piccole scatole in latta serigrafata o gli astucci in pelle e i bauletti in argento o avorio. Alle pareti, poi, ci sono insegne e stampe pubblicitarie.
L'esposizione ha sede in un locale della corte dell'antico palazzo Melzi di Cusano, in via Montenapoleone 18, ed è stata realizzata anche con l'interessamento della Wilkinson, azienda fondata a Londra nel 1772, tuttora tra i maggiori punti di riferimento del settore.

Da: Tutto città di Milano di Valeria Moscariello