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che l'etimologia della parola baffo, usata per lo più in forma plurale,
sia da ricondursi al greco della tarda età bafè, bagnatura, tintura,
sbavatura, e anche segno che resta sul labbro superiore dopo aver bevuto.
Che fosse quella di Babbo Natale o di Barbablù, dei Sette Nani o di
Mangiafuoco poco importa; a ben pensare, nell'infanzia di ognuno c'è
almeno una barba (con relativi baffi) o forse un paio di mustacchi
solitari: quelli di Zorro, tanto per non fare nomi.
L'incessante capriccio della moda alternativamente riporta in auge o
bandisce i nostri ornamenti piliferi. Dei quali tuttavia sono spesso
desiderosi i bambini, acquirenti, specialmente in tempo di carnevale, di
posticci stopposi dai colori carichi fino al grottesco. Non è un caso che
una delle maschere carnevalesche di maggior successo presso le ultime
generazioni sia quella di Zorro, completata da un paio di mustacchi
ammaliatori Al giorno d'oggi i piccoli seguaci del famoso spadaccino
godono della collaborazione dei fabbricanti di giocattoli che sfornano
baffetti d'ogni foggia e colore; i loro coetanei delle generazioni
passate, meno tecnologici, forse ma più intraprendenti, paludavano la
nudità del loro volto imberbe con un turacciolo di sughero
bruciacchiato, del quale utilizzavano il nerofumo per dipingere baffi,
pizzetti e mosche.
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